L’abitare torna oggi al centro della ricerca in campo architettonico e urbanistico come questione collettiva, non più questione individuale o familiare. Tanto meno estensiva, esito di una domanda sociale che ha la forza di rivendicare un diritto e un progetto collettivo: nell’immaginario progettuale contemporaneo l’abitare torna come condizione che si esprime entro una condivisione di pratiche, funzioni, valori che prende corpo e forma entro aggregazioni parziali. Modelli eterogenei dove ciò che pesa e rinnova l’attenzione del progetto è ciò che al loro interno accomuna, determina adesioni, consente il riconoscimento e la spartizione.
E’ necessario trovare forme nuove e diverse di comunione e partecipazione, più protette, più solide, da ricreare pazientemente in una condivisione di valori, linguaggi, culture: cosa c’è di meglio di trovare conforto e sostegno in vicinanza di qualcuno? Marcare una distinzione in compagnia, in una parola riscoprire la comunità.
L’area di progetto è caratterizzata dalla presenza di ampie zone di verde, come la riserva dei casali (a sud del comparto) e una zona più a nord densamente urbanizzata, e costituisce una sorta di filtro dei due sistemi.
Dopo una iniziale fase di studio ed analisi del contesto urbanistico su cui sorgono le ormai logore membra strutturali dell’ex residence Roma, è stato elaborato un masterplan di massima che valorizzasse le due anime del comparto (una legata alle origini agricole del sito e alla sua appartenenza all’agro romano, e una invece più legata al contesto urbanizzato) e che contemporaneamente fosse in grado di fornire tutta una serie di servizi di cui il quartiere è al momento privo. Il comparto è una commistione tra pubblico e privato, la sua accessibilità è garantita da un piano terra poroso che favorisce la sua attraversabilità da nord a sud. In questo modo i due sistemi penetrano nel comparto fondendosi, disegnando aree ibride caratterizzate dalla presenza di servizi per gli abitanti e ampie zone verdi dove sostare, incontrarsi, condividere, socializzare, costituire la comunità.
Lo stesso spirito ha poi trovato applicazione nella progettazione dell’edificio, la cui volontà progettuale è in primis quella di favorire la condivisione e di modificare vecchie concezioni e abitudini sull’abitare, dotando l’edificio di zone comuni e aree dedicate alla socializzazione.
Il progetto si concentra su questi temi, l’abitare moderno che punta a migliorarne la qualità ma richiede una maggiore responsabilità sociale, il recupero del grande edificio per alloggi, così come quello dell’innovazione tecnologica e della riqualificazione energetica, della riduzione dei consumi energetici e del fabbisogno di risorse (gestire le risorse naturali), attraverso la produzione in loco delle stesse e il riciclo (autoproduzione).
Quattro le linee guida applicate per ottenere dall’ impalcato strutturale un’architettura sostenibile:
1. Nuovo modo di ABITARE
2. GESTIRE LE RISORSE NATURALI (risparmio energetico)
3. Favorire l’AUTOPRODUZIONE (alimentare ed energetica)
4. Costruire la COMUNITA’
Il corpo di fabbrica è rettangolare, largo 38.60m, profondo 18.90m, e alto 19.97 m (sette piani più la copertura) ed è costituito da due telai, quello perimetrale con 11 pilastri di sezione 0,75m*0,20m distanziati di circa 3 m, e quello interno con 8 pilastri di sezione 0,70m*0,25m distanziati di circa 4 m, a formare quattro campate in profondità e 10 sul lato lungo. Le travi sono a spessore (sezione 0,2m * 0,6m) e sono ordite solo longitudinalmente. Sono presenti anche balconi ad “L” disposti lungo i lati lunghi e per metà sui lati corti.
Rispetto a questo impianto il progetto prevede la rimozione dei balconi (ormai usurati) e della campata centrale, per favorire l’illuminazione e la ventilazione naturale del fabbricato.
Si è poi operata una divisione funzionale degli spazi (campate N e S con funzione residenziale, quella E dedicata ai servizi collettivi e quella O agli orti comuni)
Nella parte centrale del volume svuotato viene localizzato il vano distributivo a ballatoio, perno e fulcro del progetto, luogo dinamico dei flussi e del movimento, attorno a cui vengono aggregati i nuovi volumi funzionali.
All’intersezione tra il vano distributivo e i volumi laterali est ed ovest sono invece localizzate aree dedicate alla sosta e all’incontro sociale.
Il volume est è dedicato ai servizi comuni, come le aree living e le lavanderie poste nei piani di cohousing, aree gioco per i bimbi, emeroteche ed aree lettura; nel volume ovest sono collocati gli orti. Questi sono sia in vaso (affaccio sud) che idroponici (pratica colturale nella quale le piante vengono svincolate dal suolo, tramite coltivazione in substrati all’interno di contenitori, e irrigate con una soluzione nutritiva, costituita da acqua e nutrienti minerali. In un ambiente perfettamente controllato e totalmente sterile, incontaminato da sporcizia, insetti o da aria fredda, ogni parte della pianta è sotto controllo come l’ambiente circostante, dall’illuminazione alla temperatura, così l’umidità e l’acqua) con affaccio a nord.
L’edificio si trova in una posizione di assoluto rilievo rispetto ai punti di accessibilità del comparto. In un certo senso rappresenta il primo elemento di comunicazione, il primo impatto con i fruitori dell’area. Il verde in questo caso ha un ruolo preciso: deve comunicare con forza e immediatezza le intenzioni dell’intervento di recupero, e al contempo deve attrarre e stimolare la curiosità dei passanti. Una grande apertura vetrata mostra ciò che avviene negli orti e l’elemento verde dichiara la sua funzione produttiva, di attrattore delle dinamiche sociali nonché la sua valenza estetica.
Del resto la funzione del comparto è per la gran parte pubblica, e tra le intenzioni del progetto c’è quella di trasformare il modus vivendi delle persone all’interno del proprio modulo abitativo, e di incentivare i rapporti sociali, spingendo a condividere alcune attività che nella pratica quotidiana vengono svolte privatamente. Il verde assume quindi una accezione diversa, comunicativa, dirompente, attrattiva, di richiamo.
Gli orti hanno anche un intento produttivo, che si esprime attraverso la creazione di un sistema chiuso localizzato, che incentivi la produzione locale a tre livelli: un livello più ampio interquartiere già esistente (la cooperativa agricola della valle dei casali e gli orti comunali in via della consolata), un livello intermedio di comparto, sino al dettaglio dei singoli appartamenti. La produzione deve essere poi legata ad un sistema di riciclo e di rigenerazione delle risorse, eliminando così gli scarti.
Nei volumi nord e sud sono collocate le residenze, disegnate diversamente secondo una logica di rapporti con l’ambiente esterno, sia di tipo paesaggistico che di scambi termici.
A sud, nella facciata privata dei balconi, sono appesi dei volumi serra, sovrapposti alle campate strutturali, e accostate tra di loro per renderle collaboranti. Gli alloggi sono poi definiti come aggregazione di campate intorno alle serre, che analogamente al vano distributivo per le piante, costituiscono il fulcro per la definizione degli spazi in alzato. Ne derivano quattro tagli di alloggio, il monolocale da 28mq, il simplex da 56mq (due campate accostate orizzontalmente), il simplex da 84mq (campata serra al centro e accostamento laterale di altre due campate), e il duplex da 56mq, ottenuto per aggregazione verticale di due campate.
Le serre sono di due tipi: serre captanti che sfruttano la radiazione solare per equilibrare gli apporti energetici all’interno dell’appartamento, disposte nei piani alti, che ricevono una elevata quantità di irraggiamento durante tutto l’anno, e serre buffer, delle zone filtro meno irraggiate, ma in grado di mitigare la temperatura esterna e contenere le dispersioni termiche.
Il progetto ridefinisce in questo modo la configurazione degli alloggi distribuendo gli ambienti secondo una logica di ottimizzazione e ridimensionamento degli spazi in relazione al naturale apporto solare e alla maggiore vivibilità interna. Inoltre l’ampliamento dello spazio di pertinenza dell’abitazione mediante logge protette vuole anche dare nuova interpretazione al concetto di paesaggio con valore sociale e la massimizzazione delle risorse per la qualità dell’abitare.
A nord, gli appartamenti presentano un taglio modulare da due o tre campate. Qui la facciata presenta aperture vetrate ridotte per limitare gli scambi termici con l’esterno, e gli alloggi sono poco profondi per consentire una adeguata illuminazione naturale (fattore di luce diurna >2). L’involucro è costituito da pannelli prefabbricati X-LAM, selezionati a seguito di analisi di sensibilità relative alla trasmittanza termica e seguendo criteri di LCA (life cicle assessment) e disposti secondo una disposizione modulare identica a quella utilizzata nella facciata sud.
Per quanto riguarda l’autoproduzione energetica, il progetto si da due obiettivi. Uno funzionale, legato alla produzione di energia da risorse naturali e rinnovabili, l’altro più concettuale, vuole educare e abituare le persone all’utilizzo e alla fruizione anche formale della tecnologia fotovoltaica. Si intende darne una immagine diversa, non come mero impianto tecnologico ma come vero e proprio elemento costitutivo dell’architettura, con la sua valenza formale e anche linguistica.
Il progetto si articola in due ambiti: la copertura e la facciata sud.
La copertura è caratterizzata, come tutto l'edificio, da un vuoto centrale coperto da un lucernario vetrato che illumina il corpo scala ed il distributivo a ballatoio. Il lucernario è costituito da moduli fotovoltaici vetro-vetro con film sottile trasparente per avere una luce uniforme all'interno. La restante parte della copertura è contraddistinta dalla presenza di tre diversi elementi: l'acqua, il verde ed il fotovoltaico, che formano un "paesaggio" naturale ed artificiale allo stesso tempo, dove gli abitanti dell'edificio possono incontrarsi e stare insieme all'aperto. I moduli fotovoltaici sono disposti a terra sia per essere in continuità con gli altri elementi sia per essere ben visibili dagli abitanti, ed hanno inclinazioni diverse per proporre un'immagine anche formale ed emozionale :
come l’architettura è, secondo Le Corbusier, “il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce”, che suscita emozioni differenti in base all’esito di questo gioco, anche un elemento costituente come il fotovoltaico segue lo stesso principio.
La facciata sud è invece scandita da elementi di captazione solare, le serre, ed elementi di schermatura, i pannelli scorrevoli ed anche il fotovoltaico gioca questo duplice ruolo. I due volumi laterali, gli orti interni ad ovest e le aree comuni ad est, hanno entrambi una serra che è chiusa esternamente da moduli fotovoltaici vetro-vetro in film sottile trasparente di due diverse dimensioni che costituiscono una maglia regolare rispetto ai solai esistenti, lasciando penetrare parte della radiazione solare e garantendo una luce uniforme all'interno. Nella parte centrale, invece, dove ci sono le residenze, abbiamo utilizzato il fotovoltaico come elemento schermante, integrato nelle lamelle fisse dei frangisole, utilizzando celle in silicio policristallino di colore grigio per avere una uniformità di colore rispetto al telaio dei pannelli ed ai montanti della facciata continua vetrata.
L'edificio complessivamente produce 75,21 MWh di energia elettrica all'anno pari a circa il 54% dei consumi domestici (1.143 kWh anno per abitante).
L’architettura diventa una macchina complessa, che cerca di limitare l’utilizzo sconsiderato e sproporzionato delle risorse naturali, dialoga con l’ambiente e il paesaggio di cui è parte integrante, fa un uso massiccio di nuove tecnologie e materiali innovativi, propone nuovi modi di abitare, garantendo la protezione del privato e una vitale apertura verso la socializzazione, vuole essere una trasformazione profonda, metamorfosi dell’organismo edilizio da oggetto onnivoro e consumatore di risorse ad architettura sostenibile in armonia con l’ambiente di cui è elemento collaborante.
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Masterplan Bravetta
Maurizio Bastianelli - Lorenza Coviello - Ascanio Cucci - Rossana Gangale - Laura Guardelli - Daniele Maria Ingrosso - Alessandra Lepore - Nina Mazzarella - Lina Monaco - Valentina Nullo - Fabrizio Petrucci - Marialuisa Vario