In un periodo storico caratterizzato da importanti trasformazioni del sistema sociale ed economico, la città diventa specchio della necessità di reinventare le strategie, le politiche di gestione del territorio e gli strumenti capaci di generare innovazione, con il fine ultimo e costante di migliorare la qualità della vita della popolazione. In questo scenario, il dibattito sui temi della rigenerazione urbana, assume esempre più maggiore interesse. Come afferma Andrea Branzi, modificare secondo le proprie esigenze abitative, produttive, commerciali o promozionali lo spazio ereditato da precedenti processi di dismissione, produce una sorta di metabolismo urbano, difficile da prevedere e governare, perchè legato ai flussi discontinui di una nuova economia relazionale, una buzz economy che segue flussi discontinui delle relazioni più che tradizionalmente produttivi.
In quest’ottica, la rigenerazione urbana passa per il riuso della città stessa, delle sue strutture, delle sue aree dismesse e abbandonate, attraverso fenomeni integrati a diverse scale, in cui gli elementi di riqualificazione urbanistica ed architettonica si intrecciano strettamente con la cultura, l’economia e l’organizzazione sociale della città, perdendo quel carattere di rigidità imposto dall’approccio modernista del XX secolo, ma acquisendo una maggiore propensione alla temporaneità, all’effimero, atto necessario per rispondere alle nuove esigenze di una società in continua trasformazione.
Il tema progettuale proposto prevede il recupero architettonico, energetico e funzionale del complesso di edifici dell’ex Residence Roma, in via di Bravetta 451.
Attualmente il complesso, costituito da cinque edifici di sette piani fuori terra, giace in stato di abbandono, scarnificato al solo telaio strutturale. Le vicende che hanno portato a tale situazione affondano le radici nella complessità di scelte politiche e iniziative private che hanno caratterizzato la Capitale negli ultimi trenta anni, mantenendo sullo sfondo il tema dell’emergenza abitativa, allora in termini di assistenza alloggiativa, oggi nei termini di un Social Housing sostenibile.
Non si tratta di uno dei tanti ecomostri abbandonati e mai completati, bensì di una struttura caratterizzata da una complessa storia trentennale, in cui l’evoluzione sociale di questo cambio di secolo (e di millennio) ci restituisce un paradossale grado zero.
Un invito a ricominciare, un’occasione unica di ripensare un brano di città.


